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Maria José del Belgio fu l'ultima regina d'Italia. Nata come principessa di Sassonia Coburgo Gotha dal re del Belgio Alberto I e da Elisabetta di Wittelsbach (ad Ostenda, nelle Fiandre) Maria José fu promessa sposa del futuro re d'Italia già in tenera età. Incontrò per la prima volta il suo futuro consorte all'età di 10 anni. Venne educata alla lingua e alla cultura italiana presso il noto Collegio femminile di Villa di Poggio Imperiale, a Firenze. Seguirono gli studi in Inghilterra e in Belgio. La sua fu una formazione caratteriale ed educativa legata a quella della madre, da cui ne ereditò l'amore per la letteratura ma anche il senso umanitario. Fu inoltre molto amante della musica e abile suonatrice di pianoforte.
Nel 1930 andò in sposa all'allora principe Umberto di Savoia, dal quale ebbe quattro figli, Maria Pia (1934), Vittorio Emanuele (1937), Maria Gabriella (1940) e Maria Beatrice (1943). I suoi rapporti con la austera Casa Savoia non furono mai troppo felici. Diversi gli scontri soprattutto riguardo alle scelte ed esternazioni delle proprie opinioni politiche. In Italia erano quelli gli anni del fascismo di Benito Mussolini. Le sue doti umanitarie vennero presto alla ribalta con il suo operato in Africa, venne infatti poi nominata presidente della Croce Rossa italiana nel 1939. Incominciò ad esprimere apertamente le proprie antipatie per il partito fascista, fatto che le procurò non poche critiche all'interno della casa reale. Rifiutò al duce di italianizzare il proprio nome con quello di Maria Giuseppa. La sua eredità culturale era infatti di stampo socialista, e la sua famiglia d'origine era conosciuta per essere stata la prima monarchia di stile borghese in Europa. Anche i suoi rapporti con il marito consorte non furono mai dei più felici; Maria Josè preferiva sempre più spesso circondarsi di intellettuali, filosofi e uomini di cultura, più che da un ambiente di soli nobili aristocratici. Quando l'Italia arrivò a schierarsi con la Germania nazista, la sua opposizione al regime fascista divenne ancora più accesa. Si spese a favore dei prigionieri di guerra in Belgio (che comprendevano anche il fratello Leopoldo III, preso ostaggio dalle truppe tedesche). Fu una delle prime persone di spicco a chiedere agli alleati (tramite il presidente del Portogallo, Oliveira Salazar) la fine delle ostilità con l'Italia. Dopo essere stata costretta a fare vita ritirata dal suocero e allora re d'Italia, Vittorio Emanuele III a Sant'Anna di Valdieri (Cuneo), presso la residenza estiva dei Savoia, la principessa si rifugiò in Svizzera con i propri quattro figli a seguito dell'Armistizio di Cassibile del 8 settembre 1943. Si ricongiungerà con il resto della casa Savoia e con il principe consorte solo dopo due anni, alla fine della guerra e al suo rientro in Italia. Nel maggio del 1946 a seguito della abdicazione del padre, il principe di Savoia diventa Umberto II re d'Italia, e Maria Josè regina. Il 2 giugno 1946 con il referendum sulla Repubblica viene abolita la monarchia e dichiarata illegale la permanenza in Italia del re e dei suoi discendenti. Dopo soli 35 giorni i nuovi sovrani furono così costretti allo storico esilio in Portogallo. Verrà nominata per questa sua breve sovranità Maria José la Regina di Maggio. In Portogallo, Maria Josè si separò dal marito decidendo di trasferirsi con i figli in Svizzera. Durante gli anni dell'esilio viaggiò in molti Paesi, tra cui Cina, India, Cuba e Stati Uniti. Si dedicò inoltre agli studi storici sulla Casa di Savoia pubblicando anche alcuni volumi. Per i suoi scritti venne insignita della Legione d'Onore dalla nazione francese.Nel 1987 le fu concesso il permesso di visitare l'Italia, solo in quanto vedova di Umberto II. Morì a Ginevra nel 2001 all'età di 94 anni. Per sua estrema volontà, le sue spoglia sono oggi conservate accanto al marito sovrano (morto nel 1984) presso l'Abbazia di Hautecombe nell'Alta Savoia. Nel 2002 venne indetto il referendum, fortemente influenzato dalle decisioni della Corte Europea, che ha concesso il rientro in Italia ai discendenti della Casa Savoia. |