Guida alle città Belghe

Arlon

Arlon - BelgioQuanto ci sarà da Lussemburgo ad Arlon? Senza andare a controllare sul sito delle ferrovie belghe o di quelle del Granducato gli orari dei treni (non so neanche se lo troverei, trattandosi di una tratta internazionale, per quanto brevissima), mi affido alla mia memoria.

Ero alla stazione di Lussemburgo. Intorno a me ho notato un gruppo di ragazzi italiani in viaggio, probabilmente in Interrail. Ho avuto la tentazione andare a Treviri, la città di Sant?Ambrogio, la seconda Roma, capitale dell?Impero, che dista da Lussemburgo più o meno un?ora e mezza e che mi era stata consigliata da una delle ragazze della reception. Bruxelles era solo a tre ore e per un attimo ci ho pensato. Alla fine ho scelto di andare ad Arlon, vuoi per il prezzo, vuoi per la brevità del viaggio, ma anche perché mi incuriosiva il Lussemburgo belga e poi, dalle foto che avevo visto su Internet, Arlon mi era sembrata una città meritevole di una visita.

Il treno non era grande e aveva proprio l?aspetto di un locale. Chissà se una volta c?erano i controlli alla frontiera belgolussemburghese e se erano fatti con severità o all?acqua di rose. Dal finestrino vedevo mucche al pascolo e parlando del Paese delle banche e delle grandi società di capitali e sede di importanti istituzioni dell?Unione europea, suona un po? strano. Poi mi è venuto in mente che la zona è famosa anche per la carne bovina. Le stazioni che attraversavo erano piccole, locali, un po? squallide e con vago aspetto vecchio, da fotografie virate seppia.

Arrivato ad Arlon, noto subito la bellezza della facciata della stazione, restaurata relativamente di recente, di un colore rossastro. Davanti c?è un camioncino che vende salsicce fritte, patatine fritte, cotolette fritte, polpette fritte, etc. Dovete sapere che i belgi friggono tutto e se volete concedervi un po? di piacere al palato un po? infantile, non posso che consigliarvelo. Va da sé che quel camioncino mi ha avuto tra i suoi clienti.

Giro per la città. Vedo in giro l?emblema del leone rampante, uguale a quello che c?è nel Granducato, dove è lo stemma della famiglia, e che sembra un po? quello della Peugeot. Vedo una cassa di risparmio del Lussemburgo per metalmeccanici e minatori, o qualcosa del genere. In effetti, avevo notato molti annunci di lavoro in questi settori.

Su una piazzetta non lontano dalla stazione c?è una statua di Alberto I, re del Belgio nel periodo della grande guerra, il re cavaliere che guidò la resistenza all?invasore tedesco. Dietro, c?è la bella chiesa goticheggiante di San Martino, che poi ho scoperto è stata ricostruita nel 1937. All?interno mi colpisce un avviso, che parla dell?ospitalità data dalla chiesa ad alcuni barboni extracomunitari che avevano occupato per protesta. Sempre a proposito di guerra, su un?altra piazza c?è come una sorta di monumento uno dei carri armati americani che sono entrati in città a libera.

La cittadina è graziosa, elegante, ben tenuta, con bei negozi e bei locali. Noto una certa differenza tra lo stile belga e quello lussemburghese. Anche le persone, soprattutto le donne, mi sembrano avere un altro stile. Del resto, il Belgio non è una delle ultime frontiere della moda?

Faccio poi la cosa che ha inciso per il 90% sulla mia scelta di andare ad Arlon. Cioè, vado a vedere il museo archeologico galloromano, che è abbastanza rinomato. La signora della biglietteria mi dà una carta che mi concede l?ingresso a molti musei belgi, valido per alcuni mesi. Dopodiché, mi introduce al museo, con una breve descrizione di quello che vedrò. Intorno a me, fregi, parti di sepolcri, inscrizioni, statue, frammenti, che testimoniano, anche nella sua quotidianità, l?antichità di questa città, la prima fondata in Gallia. Del resto, Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum una incolunt Belgae1? Una delle cose più interessanti è che una delle etimologie di Arlon è Ara lunae, altare della luna, ma sembra che non sia vera. Tra i tanti reperti, anche uno scheletro, incompleto, sotto una parte trasparente del pavimento

Prima del museo archeologico, ero andato al Museo Gaspar, che un tempo era stato la casa della famiglia Gaspar. Una bella abitazione del XVIII secolo. Dentro ci sono mobili antichi e soprattutto le statue di animali di Jean-Marie Gaspare (1831-1961), di cui mi ricordo la lotta tra un leone (=il Belgio) e un?Aquila (=la Germania2). Il Gaspar accoglie anche mostre temporanee e in quel momento ce n?era una sulle incisioni.

Per strada vedo un manifesto  inerente gravi abusi subiti da un detenuto francese in un carcere belga e la risposta della direttrice: «Con i Francesi noi abbiamo sempre problemi».

 Articolo di Massimiliano Priore

 1   Giulio Cesare, ?De bello gallico?, incipit.

 2 Ovviamente, il leone belga ha la meglio.

 

 

 

 

 

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